Intervista al designatore arbitrale della Serie D Matteo Apricena

Conosciamo meglio Matteo Apricena, per la terza stagione consecutiva a capo della Can D, toscano doc, per cinque anni Presidente del CRA della Toscana dopo aver diretto centinaia di partite fino alla Serie C. Apricena nasce calciatore, una carriera interrotta da un incidente al menisco, quando questo genere d’ infortunio era grave e non curabile. Per mera curiosità si è avvicinato all’arbitraggio seguendo un amico, dopo aver mosso i primi passi nella professione se n’é subito innamorato e non ha più smesso, costruendo quella carriera che lo ha portato fino alla direzione della Can D facendo tesoro della sua esperienza da calciatore, un patrimonio utile per comprendere meglio l’altra metà del cielo calcistico. Venti gelidi hanno flagellato la classe arbitrale negli ultimi tempi, i fattacci sono ormai noti ai più, ma invece pochi sanno che c’ è una base immensa di arbitri che continua a lavorare malgrado tutto, così come Apricena continua nel suo lavoro di designatore, secondo mandato rinnovato in questa stagione. Da luglio del 2005 Apricena coordina le centinaia di arbitri che ogni domenica vanno sui campi della D.
Se il vertice della classe arbitrale sta attraversando un momento non facile, pochi sanno come se la passano tutti gli altri arbitri, quelli del cosiddetto movimento di base. Quanto ha influito sul lavoro dei fischietti della Serie D la situazione del vertice?
Malgrado il momento storico particolare ho notato da parte delle altre componenti del calcio una serenità di approccio inaspettata. Sono contento che finalmente molti abbiano capito che gli errori arbitrali sono inevitabili, possono essere ridotti al minimo ma mai saranno esclusi completamente, gli arbitri sono persone non macchine e pertanto non sono infallibili.
Quest’anno ho un organico rinnovato per il 50%, tenendo conto di questi repentini cambiamenti posso ritenermi moderatamente soddisfatto. Procede bene l’inserimento dei nuovi, mi ha colpito in special modo l’entusiasmo dei ragazzi nonostante il clima generale non favorevole determinato dagli sviluppi delle note vicende.
Margini di miglioramento per i direttori di gara della D?
Gli arbitri che dirigo stanno crescendo bene, hanno qualità, sono tecnicamente preparati ma certo si può e si deve migliorare sempre. In particolare dobbiamo puntare ad evitare una certa discontinuità di rendimento nell’arco della gara, bisogna lavorare per arrivare ad una continuità nella direzione della partita, un lavoro che non è certo facile ma è frutto di un processo graduale che si affina negli anni.
Quali sono le differenze più evidenti di questo calcio rispetto a quello passato? Quanto è cambiata la professione dell’arbitro?
Come per i professionisti anche in Serie D il calcio si è velocizzato notevolmente, i giocatori della D pur non essendo professionisti sono sempre più professionali rispetto al passato, quindi anche l’arbitraggio si è dovuto adeguare a questi recenti mutamenti. I direttori di gara della Serie D si devono abituare ed adattare a questo calcio iper-veloce, devono allenare la vista, essere rapidi nel giudicare in una frazione di secondo tutti gli episodi che accadono in campo.
C’è una ricetta vincente per i fischietti?Personalità e preparazione tecnica sembrano requisiti fondamentali.
Guardando bene si può fotografare il livello attuale con una facile similitudine, mi permetta un esempio pratico, gli arbitri di questa stagione sono come quelle persone che indossano l’abito nuovo ma ancora non se lo sentono addosso, non si sentono completamente a loro agio. Su questo punto tendo ad insistere, sulla personalità dell’arbitro, sulla maggiore confidenza nel proprio ruolo. Per completarsi gli arbitri devono acquisire quel grado di naturalezza che ovviamente è il risultato di un processo graduale di formazione dell’uomo e quindi della stesso arbitro.
Il passaggio di categoria per una giacchetta nera è sicuramente un processo delicato,quali differenze esistono tra dilettanti e professionisti?
Tra C e D c’è e sempre ci sarà una netta differenza per la classe arbitrale come d’altronde tra l’Eccellenza e la D. In Serie C c’è un professionismo puro, i calciatori sono più abili e scaltri in ogni aspetto della gara, quindi gli episodi in campo si moltiplicano,si complicano ed aumentano esponenzialmente. Di conseguenza anche l’arbitro deve essere preparato sotto ogni aspetto, deve perfezionare il proprio bagaglio tecnico per essere reattivo e pronto nelle decisioni. Per questo motivo e per tanti altri le tappe della crescita di un arbitro non si possono bruciare. Non si prenda come esempio questa stagione determinata dal passaggio in massa di arbitri dalla Serie C alla A e B, è un fatto contingente frutto di questo momento storico, dal prossimo anno si tornerà giustamente alla normalità ed alla gradualità di promozione. I ragazzi hanno bisogno di tempo per maturare e crescere, il passaggio tra una categoria e l’altra deve essere forzatamente lento. Solo così l’arbitro può acquisire la giusta serenità per valutare gli episodi e padroneggiare la partita.
Affrontiamo un altro tema caldo, molti sono convinti che l’uso della tecnologia nel calcio possa favorire il lavoro dei direttori di gara,cosa ne pensa?
Personalmente io uso frequentemente la tecnologia che mi aiuta sotto l’aspetto formativo ed istruttivo. Durante la settimana filmati ed altri supporti mi aiutano a spiegare ai ragazzi eventuali errori avvenuti in partita, in modo da correggerli ed evitare che si ripetano in futuro.
Per quanto riguarda la tecnologia da applicare in campo,sarei un po’ più cauto,è un aspetto delicato che va affrontato con serietà. Non sono contrario ai cambiamenti ma certe soluzioni vanno studiate per tempo, ci sono dei costi ingenti che vanno affrontati quindi certe decisioni vanno prese con accortezza in concerto con tutte le componenti del calcio. Sono però convinto che questo gioco non vada snaturato nella sua essenza. Prendiamo come esempio il basket e l’applicazione della moviola in campo, non è facilmente praticabile, s’immagini per quanti episodi l’arbitro debba ricorrere alla visione del filmato, le gare durerebbero diverse ore. Sono più possibilista per quanto riguarda l’aiuto per i gol fantasma e per tutte quelle situazioni da valutazione immediata.
Altro aspetto sicuramente prioritario per la figura dell’arbitro diciamo post-moderno è la capacità di comunicazione della classe arbitrale verso l’esterno, verso il pubblico, per liberare il campo da tutti quegli spiacevoli equivoci che troppo spesso in passato hanno minato la credibilità dei direttori di gara.
Una corretta comunicazione è una componente fondamentale della nostra società, sono per il confronto che aiuta a comprendersi ma sempre nei limiti e nel rispetto dei propri ruoli.
Comunicare le istanze arbitrali può aiutare soprattutto per spiegare ai calciatori tutte le pieghe del regolamento.E’ un aspetto importante perché spesso e volentieri gli arbitri vengono attaccati da persone che non conoscono il regolamento. Credo che questo aspetto meriti un’analisi più approfondita, ha una portata più ampia rispetto all’apparenza, è una questione culturale, il lavoro dovrebbe iniziare fin dalle scuole per cambiare radicalmente la cultura calcistica e l’atteggiamento in campo dei calciatori e di tutti gli addetti ai lavori che dovrebbero essere più informati sul regolamento.
Pensa ad un lavoro di più ampio respiro che possa portare benefici alla cultura calcistica?Certo, in tal senso si possono fissare in settimana degli incontri prestabiliti, dei momenti formativi che potrebbero servire a spiegare il regolamento che non tutti conoscono nella sua interezza.A caldo il confronto è improponibile, i toni sono troppo alti invece a freddo in luoghi predisposti ci si può confrontare civilmente per spiegare gli episodi controversi della partita e le motivazioni che hanno determinato le decisioni dell’arbitro.
Le faccio un esempio,molti parlano di espulsione automatica per fallo da ultimo uomo ma pochi sanno che l’espulsione non è sistematica ma ci deve essere la chiara occasione da gol.