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“A tu per tu”
con Mario Mandis

Tradizionale appuntamento con la rubrica “A tu per tu”, occasione per conoscere da vicino alcuni associati della sezione di Palermo. Ospite di questo pomeriggio è Mario Mandis, assistente inquadrato alla C.A.N. Pro e già nei quadri della Prima Divisione.

Mario, mi fa molto piacere averti qui per questa chiacchierata.

“Grazie a te di avermi chiamato. Sono contento di poter raccontare qualcosa di me, spero sia un’occasione per conoscere meglio alcuni colleghi, magari i più giovani.
Ti racconto subito un episodio…qualche tempo fa, com’è tradizione degli arbitri e assistenti nazionali, prima di iniziare una seduta di allenamento, portai da casa alcune divise degli anni precedenti, per regalarle ai colleghi più giovani. Quando le avvicinai al gruppo, nessuno si fece avanti…e la cosa mi dispiacque molto; qualcuno incuriosito andò verso il vice presidente di sezione Fabio Cigna per chiedergli chi fossi. Ad un tratto un ragazzo mi chiese: “ma quella gialla, quanto la vendi”?
Fu una domanda che mi fece un po’ raggelare. Molti ragazzini non mi conoscevano e pensavano che fossi un negoziante. Precisai di essere un collega e che avrei avuto il piacere di regalarle…solo allora una decina di ragazzi vennero per accettare il mio regalo. Questo mi ha fatto pensare che purtroppo, con il mio lavoro che occupa gran parte delle mie giornate, costringendo a volte ad allenarmi in orari diversi da quelli del polo, mi sono allontanato dalla sezione, dai miei colleghi. E’ stato da quel momento che ogni momento libero ho cercato di restituirlo alla sezione” .

Allora raccontaci un attimo come nacque la tua passione per l’arbitraggio.

“Guarda, come ho letto in altre interviste, anche per me all’inizio tutto fu un gioco. Un amico mi spinse a provare…ma non ne ero convintissimo. Infatti posso dirti che già alle prime tre partite capii che fare l’arbitro non era cosa per me”.

Come, scusa?

“Si, hai capito bene…dopo le prime tre gare sentii di non essere tagliato per fare l’arbitro. Infatti io avrei voluto sin da subito fare l’assistente. Certo, non posso dirti di aver fatto il corso per ricoprire questo ruolo, ma dentro me sapevo di avere la predisposizione a correre sulla linea, e sfidarmi in ogni fuorigioco, centimetro su centimetro” .

Quindi, una parabola inversa rispetto al normale, spesso fare l’assistente è considerata una porta di servizio per l’arbitro che capisce di non poter andare avanti.

“Esatto, per me è stato proprio il contrario, ma le regole erano chiare, avrei avuto bisogno di 6 anni di tessera e credo 26 anni di età, ora di preciso non ricordo. Ma dovetti attendere parecchio prima di potermi lanciare in questa nuova avventura. Ogni occasione era buona per apprendere consigli dall’amico Paolo, ascoltare le sue avventure in campo apprezzandone i traguardi categoria per categoria. Da qui esplose la passione per l’essere assistente, lui forse non lo sa, ma devo molto proprio a Paolo Costa, modello di riferimento, non solo per me, ma per la sezione tutta”.

Sei nel pieno della tua attività arbitrale, ma puoi già guardare indietro. Cosa porti con te di questi anni.

“In primis una grande amicizia. Si in questi anni è nata un’amicizia speciale con Alessandro Cinquemani, mio compagno di partite per tantissimi anni. E’ stato Nicola Saia a “metterci insieme” al nostro esordio in eccellenza, alla Fincantieri. E da lì la coppia è rimasta così per tantissimi anni. Solo in una partita, la finale di Coppa Italia di Eccellenza ci “scoppiarono” ed ebbi comunque l’onore di arbitrare quella gara con un altro amico assistente, Raffaele De Vita di Siracusa”.

Mario, di recente l’esordio in Prima Divisione…anche se a noi piace chiamarla ancora C1.

Una grande gioia, dopo pochissime partite in Seconda divisione, l’esordio. Ci speravo molto…

Un riscatto dopo la delusione di qualche tempo fa. Ci racconti qualcosina anche di quel momento?

“Si, purtroppo quello è stato il momento più triste della mia carriera. Mi trovavo al quarto anno di C.A.N. D, raduno playoff. Sapevo che mancava poco per fare il salto in C.A.N. Pro. Sennonché dopo che tutto sembrava sereno, mi comunicarono che c’era qualcosa che non andava con i miei tempi al test atletico. Il mio tempo era fuori di 2 centesimi di secondo. 2 centesimi di secondo. Ed i tempi sono presi a mano, non c’è un cronometro con fotocellula. Ma il verdetto era insindacabile, essendo fuori, sarei andato a casa, essendo all’ultimo anno utile”.

E poi?

“Poi devo dire grazie alla Commissione C.A.N. D e al mio Presidente di sezione, Fabio Cardella, che parlando con alcuni componenti di quel Comitato sono  riusciti a far si che potesse essermi data una, chiamiamola così, seconda possibilità.
Avrei, per la prima volta nella storia degli assistenti in Italia, fatto il 5° anno di C.A.N. D . E da lì, poi la storia la conoscete…”

Immagino come ti sentissi…ma adesso fortunatamente hai avuto modo di riscattarti.
“Si, ma la cosa più importante è stata aver vicino molte persone che mi hanno aiutato a ricominciare da capo, testa bassa e pedalare…un grazie affettuoso a tutti gli arbitri e gli assistenti della C.A.N. D che mi sono stati vicini e a Nicola Saia, sempre presente per ogni consiglio…continuerò a lottare per ripagarli di grandi soddisfazioni, dedicando loro i nuovi traguardi”.

Mario, so che per adesso sei impegnato in una particolare attività di restauro…
“Eh si, mi fa piacere raccontare questa cosa…per adesso è vero, sto ristrutturando la casa dove abito, ma mi fa piacere raccontarvi che realizzerò una camera da letto per gli ospiti, una camera per tutti gli arbitri di Italia che ho conosciuto ed hanno il piacere di trascorrere le vacanze a Palermo. Casa mia è sempre a disposizione…questo è il mio modo di restituire quanto l’Associazione mi ha dato in questi anni”.

Mario, grazie mille.
“Grazie a voi, e in bocca al lupo a tutti”.

 

 

 

 

 

 

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